GIORNO 3 - PARENTING DAYS

Allenatore emotivo

“L’accettazione è come il terreno fertile che permette a un seme minuscolo di trasformarsi nel bel fiore che può diventare. Il terreno si limita a facilitare lo sviluppo del seme. Sprigiona la sua capacità di crescere, ma tale capacità è interamente in seno al seme.”

(T. Gordon)

Partiamo dall’inizio, cioè dall’educazione che vuoi regalare.

Educare significa “tirare fuori”, non modellare a piacimento, significa educare ad essere. Ognuno ha le proprie potenzialità e ogni bambino ha un periodo di sviluppo che lo aiuta a far emergere le sue.

Allenamento genitoriale 

Pensa a tuo figlio, alle sue potenzialità, alla sua personalità, alle sue qualità, a cosa gli piace fare e come lo fa, pensaci, chiudi gli occhi e costruisci mentalmente quest’immagine. Apri gli occhi e disegna su carta la figura che ti sei immaginata, scrivendo le potenzialità di tuo figlio. Qui sotto ti lascio alcune domande come stimolo, leggile con attenzione, ascolta quello che ti risuona dentro e prova a scrivere su un foglio le risposte.

Quali sono le qualità di tuo figlio? Quali sono le cose che lo rendono felice? Quali sono le sue paure? Come esprime le sue emozioni? Riesce a gestirle? Quali sono i suoi punti di forza? Quali sono i suoi punti di debolezza?

Riflettere su chi è tuo figlio e sulle sue potenzialità ti aiuta ad avere una maggiore consapevolezza su come aiutarlo nei momenti di difficoltà, ascoltandolo. 

Ti aiuta anche a cogliere i suoi punti di forza perché spesso, come essere umani, ci focalizziamo sui problemi e sui punti di debolezza considerandoli come ombre che nascondono tutte le qualità della persona e, magari, etichettandola come timida, capricciosa, testarda, ansiosa, ecc. I punti di forza di tuo figlio rappresentano la leva con cui lo puoi valorizzare. 

Immagina il tuo sguardo come un faro che faccia luce sulle qualità e sulle potenzialità di tuo figlio ed uno specchio della persona che è.

Educare ad essere significa far emergere ciò che c’è dentro tuo figlio, anche le emozioni. Sarebbe non naturale reprimere le sue emozioni, anche quelle spiacevoli, perché fanno parte della natura umana. Educare ad essere, essere se stesso, anche un bambino con crisi di rabbia, anche con urla, pianti e disperazione perché tutto ciò fa parte dello sviluppo naturale dei bambini, chi più e chi meno.

PROMEMORIA: le emozioni si dividono in piacevoli e spiacevoli, non ci sono emozioni giuste/sbagliate o positive/negative. Non c’è un’emozione negativa o sbagliata perché ogni emozione fa parte della gamma emotiva umana e va data la libertà di provarla per conoscerla e, successivamente, saperla regolare. 

Le emozioni non costituiscono un nemico da combattere, ma sono la nostra bussola da conoscere fin da piccoli. Tutte le emozioni sono sane per essere provate e vissute, precisando che ci stiamo riferendo al provare emozioni in modo sano e non in modo eccessivo per lo sviluppo.

La palestra delle emozioni

Tu sei il genitore e sei anche la possibilità di avere una palestra per le emozioni di tuo figlio tanto che, in gergo pedagogico, si definisce il genitore come allenatore emotivo.

I comportamenti più intensi e sfidanti di tuo figlio emergono con te. Troppe volte si sente dire “Solo con te fa così”. Ok, chiediamoci il motivo e possiamo spiegarlo alle persone che lo dicono. 

Il genitore è la base sicura di ogni figlio, in una relazione di attaccamento sicuro, quindi è con te che emerge la sua crisi, è con te che affronta la disperazione, la frustrazione, è con te che esplode di rabbia, è con te che urla, piange o tira pugni. Non può andare in palestra a sfogarsi, a sfogarsi con i/le amici/amiche o prendersela con il proprio partner a 2 o 3 anni e neanche a 6 anni.

Sei la sua base sicura e vuol dire che si fida di te, che si spinge oltre (cosa che con le altre persone magari non lo fa), non per sfidarti, ma per chiederti il tuo aiuto, anche urlando o picchiandoti.

Quando esplode, urla, piange appena prima di cena o prima di uscire di casa, non ce l’ha con te. Ti sta comunicando che non ce la fa più. 

In questa lettera non hai letto e non leggerai il termine “capriccio” perché l’approccio educativo che voglio trasmetterti parte dalle parole che scegliamo per i figli e dalla consapevolezza che sono momenti preziosi per rafforzare la loro sicurezza in voi, anche se impegnativi al 100%, spremendo le tue energie e sicurezze.

Prova a sostituire questo termine con crisi emotive  e ora ti spiego cosa intendo. 

I bambini sono creature in crescita che stanno imparando a vivere, a scoprire il mondo intorno a loro e, prima di tutto, conoscere  se stessi ed il loro mondo interiore. Quando il loro serbatoio emotivo è pieno, esplode ed esploderà finché non hanno imparato a conoscere, regolare e gestirsi le emozioni.

Il loro carico emotivo esplode perché è come se ci fosse un blackout emozionale nei bambini e, ognuno a modo suo, comunica questo malessere: chi piange disperatamente, chi urla, chi alza le mani, chi batte la testa o si butta a terra. Non c’è un modo giusto o sbagliato, i bambini sono in fase di crescita e di scoperta e siamo noi adulti che li aiutiamo a prendersi cura di se stessi, insegnandoli e trasmettendoli le varie strategie. 

Quando c’è una crisi, spesso entra in crisi anche il genitore ed i pensieri che partono e si alimentano sono tipo “Cosa c’è che non va in mio figlio?” e subito dopo “Cosa c’è che non va in me?”, alimentando quella sensazione di inadeguatezza, di sentirsi in colpa o di frustrazione. 

È molto comprensibile l’andare in crisi in una situazione impegnativa del proprio figlio, inizia e/o continua a valorizzare la tua forza nell’essere presente, nel mantenere la calma ed essere focalizzata sulla sua emozione.  

Questo pensiero può essere aiutato dal sapere che tuo figlio esplode con te perché sei la sua base sicura e perché in quel momento ti sta comunicando che ha bisogno di te e della tua presenza. 

Essere presenti, accogliere ed entrare in sintonia con l’emozione di tuo figlio. 

Uomo e natura

Entrare in sintonia

Questa è una delle chiavi per far sentire tuo figlio compreso.

Entrare in sintonia è uno degli strumenti che ti aiuta a non disperarti insieme a tuo figlio. Ma cosa significa? Vuol dire sintonizzarsi sul suo stato emotivo, partendo dalla comprensione delle sue emozioni. Non significa che mi comporto in base al suo comportamento, ma in base a ciò che sta dietro.

Quando piange perché hai tolto il tappo della vasca da bagno senza dargli la possibilità, quando urla perché hai tagliato la frutta a pezzi e lui voleva mangiarla intera o tagliarsela, quando si dispera perché non vuole vestirsi e dovete uscire di casa… ascoltalo, stagli vicino e fallo sentire capito. Frasi simili possono essere d’aiuto: 

“Volevi che aspettassi a togliere il tappo? Prossima volta ti avverto prima”, “Capisco che tu sia triste/vedo che sei arrabbiato”, “So che sei arrabbiato, ora troviamo un modo per vestirci e andare a scuola, ti va se..?”, “Sono qui con te” .
Parole che lo confortano, che lo fanno sentire capito. 

È importante ricordarti che non sto descrivendo un genitore con superpoteri, ma un esserci con un atteggiamento di presenza, apertura e ricettività e con l’intenzione di far sentire a tuo figlio che lo capisci e che stai al suo fianco, qualunque cosa accada. È questo che significa comprendere e vedere realmente tuo figlio.

Stare nell’emozione

Spesso una nostra volontà da adulti è quella di placare o silenziare l’emozione anziché starci e poterla vivere, e vale per tutte le emozioni. 

Pensa a quante volte vogliamo rallegrare i bambini tristi o impegnare i bambini annoiati o silenziare la rabbia dei bambini. Perché vogliamo il meglio per loro e non vogliamo che soffrano, ti ritrovi?

Condivido questo pensiero e ti porto un’altra visione della realtà.

Conoscere la ragione di una certa emozione di tuo figlio ti aiuta a capire meglio la situazione e ti aiuta a capire come consolarlo. 

Cambiamo occhiali: se provassi a rimanere in quell’emozione, senza consolazione, ma con la tua presenza? E dunque, nella pratica significa non dire che passerà, che non è successo nulla o tentare la consolazione in fretta.

La difficoltà dell’adulto di stare nell’emozione, e quindi accoglierla, coccolare l’emozione e lasciarla andare quando è pronta, deriva da voler il meglio per il proprio figlio. È proprio questo il punto: tu che vuoi il meglio per tuo figlio, accogli le emozioni, stai nelle emozioni e sii presente emotivamente in modo da trasmetterli sicurezza, fiducia, rassicurazione e, in più, il messaggio che le emozioni non rappresentano un nemico da combattere.

Accettare ed essere presenti nell’emozione è una grande sfida dei genitori! L’essere presente aiuta tuo figlio a capire che mamma o papà è lì con lui, presente emotivamente. E questo vale per tutte le emozioni: quando tuo figlio è triste, è arrabbiato, è disperato, è furioso, è annoiato, è insicuro… e anche quando prova gioia!

Accettare l’emozione di tuo figlio non significa che condividi il suo stato emotivo, che sei triste o arrabbiato come lui o che ti va bene quell’emozione. In quel momento accettare l’emozione significa che può provarla e, successivamente, si rifletterà sulla gestione dopo le acque si sono calmate.

Ci sono 3 domande che ti possono accompagnare e guidare nell’affrontare una situazione impegnativa o un comportamento sbagliato di tuo figlio:

  • Perché mio figlio si è comportato così?
  • Cosa voglio insegnargli in questo momento?
  • Come posso fornirgli questi insegnamenti nel modo migliore?


Non sono domande che ti fai nella situazione, come in un litigio tra fratelli o in una crisi emotiva, ma te le puoi porre in un momento successivo e, in base all’età di tuo figlio, puoi confrontarti con lui per aiutarlo ad imparare a regolarsi nel futuro.

In una relazione si è sempre in due e tuo figlio è il protagonista del suo allenamento emotivo. È molto importante il confronto e il dialogo successivo ad un momento emotivamente intenso, di rabbia, di paura o di ansia. Non significa fare discorsi per ore, ma di riprendere l’episodio e tranne il significato, aprendo la riflessione a tuo figlio, in base all’età. 

Apriti con domande simili: 

Cosa è successo quando…?

Cosa hai provato?

Cosa hai sentito nel tuo corpo? 

Di cosa avresti avuto bisogno?

Prossima volta cosa possiamo fare?

Cosa ne pensi se prossima volta facessimo…?

Sono spunti da cui partire o proseguire ed ognuno trova le sue parole e la sua modalità di comunicazione con il proprio figlio.

Spensieratezza

La respirazione

Questo è uno dei strumenti d’eccellenza per reagire non impulsivamente ai comportamenti ed emozioni di tuo figlio. 

Il poter respirare intensamente e profondamente, anche solo 2 minuti, dà una reazione differente e più consapevole. Ti permette di prenderti il tempo per essere più razionale senza rispondere in modo spontaneo ed impulsivo. Quando tuo figlio non vuole fare i compiti, quando non vuole la verdura per pranzo, quando dice solo no, quando si impazientisce perché non riesce a mettersi le scarpe, fai un bel respiro profondo. Ti aiuta a calmare il tuo sistema nervoso e, da non dimenticare, trasmetti un messaggio su come calmarsi. A volte non è sufficiente uno, due o dieci respiri, ma rappresenta sicuramente una base di partenza. 

L’efficacia della riparazione 

Non sono i momenti di scontro a definirti come genitore, ma la tua capacità di ritrovare la sintonia con tuo figlio dopo lo scontro. 

Il riparare è una parola bellissima e considerala nel tuo mondo da genitore. Ognuno ha il suo modo di riparare, rievocando la luce della sintonia e della sicurezza che vuoi trasmettere a tuo figlio. 

Può avvenire 10 minuti dopo, un’ora, il giorno dopo, la settimana successiva o il mese dopo, nel senso che non è mai troppo tardi. 

Ad esempio, chiedi scusa, condividi le riflessioni con tuo figlio raccontando cosa è successo e dicendo che potevi comportarti in modo diverso. Senza insinuare o dare la colpa al comportamento del bambino (“Le tue urla mi hanno fatta arrabbiare e urlare”), ma assumendoti la responsabilità del tuo ruolo (“Ho avuto grandi emozioni che sono uscite gridando. Non è colpa tua se mi metto a gridare.”). 

Sono piccoli grandi dettagli che indirizzano il bambino a concentrarsi sull’emozione e sulla sua reazione e non su come far stare meglio il genitore, trasmettendogli un grandissimo modello di esempio.  

In natura per prevenire

Il tempo all’aperto è una risorsa anche per far riposare le orecchie, di grandi e piccini, e per rallentare. 

A volte c’è troppa frettolosità nella quotidianità e non aiuta ad alleggerire le tensioni emotive dei bambini (e degli adulti). Trascorrere del tempo all’aperto porta dei benefici anche sulla lentezza, sul respirare, sull’ossigenare i polmoni, sul rallentare e poter osservare ed ascoltare, sia fuori che dentro se stessi, vivendo un momento non programmato. 

Il poter allenare la motricità fine, il poter stare in un ambiente con suoni naturali, il potersi sporcare, il poter rallentare e seguire il proprio tempo di interesse e di curiosità, il poter arrampicarsi su un albero o su un tronco, il poter giocare con materiali naturali come la terra o la sabbia… sono opportunità preziose da volere per i propri figli, senza farle sparire dall’infanzia.  

Quando la rabbia è una delle protagonista della quotidianità, trascorrere del tempo all’aperto aiuta ad alleggerire la giornata. Si può considerare l’ambiente esterno come una risorsa in due casi: sia come forma di prevenzione, ovvero soddisfacendo i bisogni dei bambini, sia per ritrovare la calma.

Trascorrere del tempo all’aperto aiuta ad alleggerire il carico della quotidianità dei bambini, accumulando meno stress e meno fatica della giornata, grazie alla possibilità di muoversi, alla libertà lasciata all’aperto, come il poter correre, saltare, arrampicarsi, al tempo lento caratteristico della Natura, con tutti i benefici che porta con sé. 

Quando ci sono momenti emotivamente intensi, quando si coglie qualche segnale di tensione o dopo una crisi o un’esplosione di rabbia, puoi scegliere di uscire per sciogliere le tensioni emotive. In base al luogo in cui abitate, se c’è un giardino, un cortile, un viale, un parco, un bosco, una spiaggia o una pineta, va bene qualunque luogo, il più naturale possibile, uscite e lascia che tuo figlio possa muoversi, dedicare del tempo a giocare, insieme a te o da solo.

In base all’età, puoi scegliere di proporgli una determinata attività all’aperto (come fermarsi ad osservare il cielo, ascoltare gli uccelli su un albero o ascoltare il silenzio, correre, rotolarsi o fare i salti!) oppure lasciarlo libero di giocare da solo o con te.

A.J. Hanscom, terapista occupazionale pediatrica, definisce il tempo all’aperto come l’ANTIDOTO per i bambini a ore su ore trascorse seduti in casa e magari davanti uno schermo e per i genitori all’impossibilità di godervi il ruolo oberati dai mille impegni e attività dei figli.

Non si tratta di essere pro o contro gli schermi, bensì di scegliere cosa si vuole per i propri figli. Non ti spiegherò i rischi connessi al tempo trascorso sugli schermi perché il mio intento è quello di valorizzare il tempo all’aperto. Tutte le volte, quando è possibile, che lo schermo può essere sostituito con una corsa, una passeggiata o un gioco all’aperto, uscite all’aperto.

Ognuno trova il proprio modo di stare all’aperto, non necessariamente in un bosco.

Suggerimenti pratici:

  • Alcune letture per capire l’energia del tempo all’aperto: “Giocate all’aria aperta”, “Attività montessori all’aperto”, “A piedi nudi nel verde”.
  • Con cosa si può giocare all’aperto? Prediligi i materiali semplici, quelli naturali: all’aperto ci sono infiniti stimoli per catturare l’attenzione e l’interesse dei bambini.
  • Un buon equipaggiamento ti permette di uscire anche con le temperature più fredde perché ribaltiamo il mito del freddo: i pediatri affermano che non sia il freddo ad ammalare, ma i virus che si alimentano nei luoghi chiusi. 
  • Generalmente il weekend serve a riposarsi o riprendere qualche energia dalla settimana e una delle azioni per riconnetterci è mettere in agenda l’appuntamento con l’esterno: PAUSA VERDE

Siamo giunti alla conclusione di questa lettera molto densa con riflessioni, domande, spunti, esempi sulle emozioni e su come possiamo reagire. Non è sufficiente un libro per completare il quadro dello sviluppo emotivo dei figli e, infatti, il mio scopo è quello di regalarti qualche riflessione da calare nella tua realtà e di valorizzare il tuo impegno quotidiano come genitore.

Sentiti libera di rispondermi a questa mail per domande, dubbi o un confronto entrando nello specifico nella tua realtà.

Un sorriso

Arianna

Ti sei perso la giornata di ieri?

il giardino delle connessioni - percorso genitoriale

Mi chiamo Arianna Gerbore, sono una pedagogista ed accompagno i genitori ad affrontare la quotidianità con la bussola della consapevolezza.

Prenota il laboratorio

Compila il modulo sottostante per prenotare il laboratorio.