Essere genitore significa avere un’opportunità per conoscere te stessa.
Conoscerti significa conoscere chi sei, le tue potenzialità, le tue ferite, i tuoi punti di forza e di debolezza, le tue reazioni, la tua pazienza e la tua impazienza, ciò che ti dà forza.
Essere genitore significa avere l’opportunità di rigirarti come un calzino per capirci qualcosa in più, di essere su un’altalena o una montagna russa, di sentirti dentro un frullatore emotivo per tutte le emozioni contrastanti che puoi provare e vivere.
Prima di capire come reagire davanti alle emozioni di tuo figlio, è fondamentale conoscersi e valorizzare i tuoi punti di forza. Altrimenti il controllo della tua reazione diventa ancora più complesso. Sei tu l’adulto nella relazione con tuo figlio e il lavoro parte da te, come avrai sicuramente già colto da genitore consapevole. Ecco perché parto da te e dal tuo essere genitore per arrivare ai bambini, prendendoci cura del benessere di tutti.
Diventare genitore è un’opportunità per conoscersi e crescere come persona.
Senti l’impegno e la responsabilità di fornire una serie di insegnamenti ai figli, ma in realtà spesso sono loro a offrirceli aprendoti gli occhi, insegnandoti molte cose della vita. La tua vita, passato, presente e futuro, con i figli assume un’altra prospettiva ed un altro significato.
Spesso ti chiedi come fanno a farti emergere il lato peggiore o alcuni ricordi dell’infanzia, e magari nei momenti più impegnativi, come una crisi emotiva, comportandoti come non vorresti. E inizi a chiederti come mai ti comporti in tal modo, nonostante non vuoi riproporre quel comportamento.
I figli hanno la potenza di rielaborare la nostra vita, di aprirti le eventuali ferite dell’infanzia, i ricordi che ti hanno segnato e che ti porti dietro dall’educazione ricevuta. E hanno la potenza di volerti fare ricucire queste ferite, per il loro bene.
Uno dei più grandi regali che puoi fare a tuo figlio è essere presente fisicamente ed emotivamente. Ciò significa che essere genitore mette in atto un grande processo di conoscenza di te stesso e, dunque, essere radicato nel momento presente. È un processo di crescita continua, insieme a tuo figlio, e quest’opportunità ce l’hai adesso nella vita.
Gli studi dell’attaccamento raccontano come lo sviluppo di un bambino con un attaccamento sicuro verso i genitori sia strettamente collegato alla loro capacità di comprendere le loro esperienze infantili. Nessuno ha avuto un’infanzia perfetta e ciò che è veramente importante è il modo in cui sei riuscita ad elaborare e a comprendere quei avvenimenti.
Quando sei diventata genitore, ti sei portata dietro elementi del passato che influenzano il tuo modo di entrare in relazione con i tuoi figli. Esperienze non risolte possono dare origine a risposte emotive forti che si riflettono come uno specchio nella relazione con i tuoi figli. Ci sono alcune dinamiche, componenti e meccanismi relazionali ed emotivi che si riattivano, ritornano, come se fossero innati in te. Quando ciò avviene spesso assumono la forma di risposte emotive forti, comportamenti impulsivi, reazioni che proprio non tolleri, ma riemergono in modo automatico, e spesso sembra proprio far emergere il lato peggiore di te.
Più rifletti su te stessa, più lavori insieme a te, e non contro, e più ti liberi dai fardelli del passato, vivendo anche con presenza emotiva la relazione con i tuoi figli.
Una conoscenza di te stessa ti permette di attivare una maggiore connessione con te stessa, con i tuoi processi interiori, anche con le tue risorse, nel mentre che colleghi il passato al presente, dando forza al presente, e diventando tu l’autrice e la regista della tua vita e del tuo ruolo genitoriale.
Conoscendoti e conoscendo la tua storia, i modelli che hai interiorizzato, puoi liberarti da dinamiche, meccanismi e reazioni automatiche, che sono trappole. Non possiamo cambiare ciò che è successo da bambini, ma puoi cambiare il tuo modo di pensare a quegli eventi, come li hai elaborati e cosa ti hanno insegnato.
Ci sono elementi del passato che ritornano quando sei diventato genitore perché sei ritornato nella relazione adulto-genitore, con un’altra veste. Elementi che influenzano il tuo modo di essere genitori che possono derivare da questioni irrisolte, lutti non elaborati, dando origine a reazioni emotive forti che non fanno pensare lucidamente.
Le emozioni, l’impotenza, la vulnerabilità e la dipendenza dei figli possono essere minacce intollerabili.
Quando sei sommerso da emozioni contrastanti, le senti come un ostacolo a comprendere i figli perché fai fatica a capire te stessa, come se fossero rumori di fondo del passato che ti limitano il benessere.
La storia della tua vita la vuoi scrivere tu?
Vuoi scegliere il modo in cui vuoi essere e fare il genitore?
Spesso si cerca di controllare i bambini, ignorando che il fatto che sono le esperienze interne del passato che fanno quel fastidioso rumore di fondo, generando nervoso e irritazione.
Come sta la tua bambina interiore?

Ci sono momenti da genitore che non si raccontano facilmente. Sono quei momenti in cui tuo figlio urla e tu senti salire una rabbia inspiegabile a parole. Quando ti prometti che oggi sarai paziente e dopo dieci minuti hai già perso quella pazienza che speravi di avere. Quando la sera lo guardi dormire e ti attraversa un pensiero silenzioso, cioè che non stai facendo abbastanza.
Ci sono giorni in cui ti guardi e vedi solo quello che non funziona. Vedi la pazienza che finisce troppo presto, la voce che si alza più di quanto vorresti, il senso di colpa che arriva puntuale alla sera, quando la casa si spegne e restano il silenzio e il rumore dei pensieri. Quel rumore che ti rimprovera dicendoti che dovresti essere più calma, più capace, più perfetta.
Sarebbe bello non esistesse la parola “perfezione” perché, lavorando con mamme e papà, vedo quanto questa parola diventi pesante, con lo sguardo di chi si sente in difetto. Dietro a questo termine c’è l’idea che esiste un modo giusto, appunto perfetto, di essere genitori.
E se la vedessimo in un altro modo?
Se ti guardi solo attraverso gli errori, ti sentirai sempre in difetto. Se ti guardi solo attraverso le reazioni di tuo figlio, ti sentirai sempre sotto esame. Se ti guardi con il metro del confronto, ti sentirai sempre indietro e inadeguata rispetto ad altri.
Inizia a guardarti con curiosità, non con giudizio, e qualcosa cambia. Osservati, osserva il tuo ruolo, le tue risposte, e non solo quelle negative, osserva e segnati i tuoi punti di forza e quante volte nella giornata riesci a superare una situazione intensa.
La genitorialità è un luogo potentissimo perché tira fuori il meglio di te, ma anche le parti più fragili, irrisolte, sensibili. Non c’è nulla di sbagliato in questo perché il punto non è essere genitori perfetti.
Il punto è diventare genitori consapevoli e dare alla perfezione una tua misura. Quando cambi la prospettiva con cui ti guardi, succedono cose strane e reali: percepisci la fatica come un segnale e non un fallimento, l’errore si trasforma in un’informazione per riparare e non una condanna.
Stai facendo il tuo percorso da genitore e ci sta che sia faticoso perché non ci sono formule magiche o soluzioni immediate. Stai facendo un percorso in cui impari a riconoscere i tuoi automatismi, e magari anche cercare di toglierli, imparando la differenza tra risposta e reazione.
La nostra società non ci aiuta perché viviamo in un tempo in cui la genitorialità è sulla bocca di tutti: consigli ovunque, metodi, strategie, approcci, libri, reel che sembrano promettere soluzioni immediate. E in mezzo a tutti questi consigli non richiesti, se qualcosa non funziona, spesso l’inadeguatezza aumenta.
Ecco, lavorare sulla prospettiva serve esattamente a questo: a riconoscere il valore che c’è già, ogni giorno.
La lente di ingrandimento che usi per guardare i tuoi errori, ciò che proprio non ti piace di te, usala per guardare ciò che hai fatto bene nella giornata, la pazienza che hai avuto nonostante la stanchezza, quando ti ricentri e chiedi scusa, quando dai un limite anche se hai paura che non sia ben accolto o quando respiri per ritrovare la calma.
Lavorare sulla prospettiva significa spostare lo sguardo dal controllo alla relazione, dalla performance alla relazione, connettendoti con te stessa e con i bambini, iniziando a notare ciò che sta già funzionando.
Questo non è auto-convincimento positivo o il guardare le cose positive della vita, considerala come una sorta di lettura pedagogica, comprendendo come ogni reazione dell’adulto abbia una radice emotiva.
Quando riconosci il valore che c’è già, qualcosa cambia, qualcosa si distende. Nelle consulenze accompagno i genitori a rileggere ciò che accade con uno sguardo più ampio, più lucido, più gentile. Con il mio lavoro non ti prometto una casa senza conflitti, ma ti accompagno a costruire una casa emotivamente più sicura, partendo da te.
Hai presente quella sintonizzazione affettiva da coltivare con i bambini? Ecco, parti da te, sintonizzati con te stessa perché essere attenta ai segnali e al punto di vista dei tuoi figli significa anche essere consapevole delle sensazioni del tuo corpo. Fai sì che il vocabolario emotivo sia il tuo alleato partendo da te per usufruirlo anche con i tuoi figli.

Hai mai chiesto al tuo partner cosa ne pensa del tuo essere genitore? e ad un’amica di cui ti fidi?
A volte sentire le parole e il punto di vista degli altri su di te ti può aiutare ad ampliare l’orizzonte del tuo sguardo verso te stessa.
Il tuo sguardo verso te stessa sembra silenzioso agli altri, sempre presente e spesso critico. Questo modo di guardarti non è neutro perché ha un impatto diretto sulla qualità della relazione con i tuoi figli.
Immagina di osservarti con la stessa attenzione e gentilezza che magari rivolgi agli altri. Immagina di comprenderti per riconoscere le tue difficoltà senza esserne sopraffatta, accogliere la tua stanchezza senza sentirti in colpa e osservare i tuoi punti di debolezza senza giudicarti inadeguata.
Immagina di creare uno spazio dentro di te in cui puoi osservare ciò che accade senza esserne sempre travolta, dove la stanchezza non diventa senso di colpa. Essere comprensiva con te stessa significa capire che tu non sei l’insicurezza che provi, che non sei la frustrazione che provi, che non sei l’inadeguatezza che provi.
Comprenderti significa anche conoscerti e conoscere i tuoi punti di forza perché sono le risorse per affrontare le criticità. Comprenderti significa quindi vivere nel momento presente, e godertelo se possibile, senza lasciare che la perfezione aspettata diventi un ostacolo.
È in questo sguardo che inizia una nuova relazione con te stessa, più accogliente, più leggera e più serena, e poi anche con i figli.
Cambiando sguardo su te stessa come genitore, cambia sguardo anche sui figli e sul loro comportamento perché con maggiore accoglienza per te riesci a fornirla anche a loro e a capire il loro punto di vista. Ma di questo ne parleremo domani.
Allenamento genitoriale
Ti scrivo alcune domande che ti stimolano nella riflessione:
Come cambierebbe il tuo sguardo se ti vedessi con gli occhi di tuo figlio?
Chi saresti come genitore se smettessi di giudicarti per un attimo?
Se ti inizi a parlarti con gentilezza, cosa ti vuoi dire adesso?
Per riflessioni, confronti, domande sentiti libera di rispondermi, io ti leggo e rispondo volentieri.
Arianna
Mi chiamo Arianna Gerbore, sono una pedagogista ed accompagno i genitori ad affrontare la quotidianità con la bussola della consapevolezza.
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